25 apr 17 - 13:08

25 Aprile 2017 a Cernusco: il mio discorso commemorativo

La nostra città ha celebrato questa mattina il 72° anniversario della Liberazione dal nazifascismo: nonostante il tempo incerto e  il “ponte” vacanziero, anche in questa occasione sono state molte le persone che hanno preso parte alla manifestazione.

Dopo la messa, celebrata per le libertà civili e a suffragio dei caduti di tutte le guerre, ha preso avvio il corteo che – come ormai accade di tre anni – giunto in piazza Matteotti ha sostato davanti a palazzo Tizzoni, dove avvenne la liberazione di Cernusco sul Naviglio; anche quest’anno si sono tenuti in piazza Matteotti i discorsi commemorativi con l’intervento del giovane Presidente del Consiglio comunale dei ragazzi e delle regazze, Leonardo Pische, della neo Presidente ANPI di Cernusco, Giovanna Perego (qui il suo discorso), e del sottoscritto, sotto riportato.

Il corte ha poi mosso verso piazza Martiri della Libertà dove è stata deposta una corona d’alloro al Monumento ai Caduti, e quindi verso largo Riboldi-Mattavelli, dove al cippo che ricorda l’uccisione dei due partigiani Cesare Riboldi e Luigi Mattavelli avvenuta il 24 aprile 1945, è stata deposta una corona d’alloro.

Questo è stato il mio ultimo 25 Aprile da Sindaco, in fascia tricolore: grazie alla collaborazione con ANPI, grazie alla passione di tanti cittadini ed Amministratori attenti ai valori fondanti della nostra moderna convivenza civile, in questi 10 anni abbiamo saputo costruire percorsi nuovi che hanno irrobustito la nostra capacità di coltivare la Memoria; è per questo che io continuerò ad esserci. Grazie per quanto avete saputo trasmettermi, grazie per come siamo cresciuti insieme condividendo questi valori!

Questi giorni riportano al sacrificio e ai meriti storici incancellabili, da rammentare costantemente, di chi ha restituito al nostro Paese la dignità e la libertà”, ponendo fine ad un “periodo oscuro, che aveva stravolto la fisionomia del nostro Paese, con le leggi razziali, con la soppressione delle libertà, con l’accantonamento e la compressione del rispetto dei valori umani e della dignità di ciascuno”. Sono le parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che il 21 aprile scorso ha incontrato al Quirinale le associazioni combattentistiche e d’arma in occasione delle celebrazioni per l’anniversario della Liberazione.

Il 25 Aprile consente di riflettere non solo su una data fondamentale per la storia moderna del nostro Paese, ma su una serie di passaggi che stanno alla base della nostra democrazia e della nostra convivenza: ricordiamo oggi il sacrificio delle decine di migliaia di persone, di militari, partigiani, donne, uomini, ragazzi, deportati, militari che vollero conservare la dignità di cittadini del nostro Paese, perdendo anche la vita per la libertà, per ridare all’Italia la sua dignità.

Il Presidente Mattarella ci ha ricordato che questa quantità di storie personali “hanno fatto in quel periodo la storia nazionale e costituiscono la base di questo che è il nostro presente. Un percorso da rammentare: custodirne la memoria, tramandarla, trasferirla, significa rinverdire e conservare le origini della nostra democrazia”.

E quest’oggi, quindi, in questo luogo dove avvenne fisicamente la liberazione della nostra città, è giusto ricordare ancora una volta i nomi dei principali protagonisti della lotta partigiana cernuschese, alcuni morti per la libertà: Antonio Benelli, Roberto Camerani, Luigi Cambiaghi, Antonio Castoldi, Giuseppe Comi, Antonio De Stefani, Felice Frigerio, Vittorio Galeone, Luigi Manzoni, Mario Manzoni, don Secondo Marelli, Luigi Mattavelli, Luigi Melzi, Virginio Oriani, Mario Pastore, Lino Penati, Bruno Perego, Giuseppina Pirola, Mario Pirola, Tarcisio Pirola, Angelo Ratti, Cesare Riboldi, Luigi Rolla, Alfredo Rurale, Ennio Sala, Pietro Tremolada, Giovanni Vanoli, Levio Vitali. È bello quest’oggi menzionare che il 21 ottobre scorso, nella sala Verdi del Conservatorio di Milano, fra i 199 partigiani ancora viventi dei Comuni della Città metropolitana premiati in occasione del 70° della Liberazione, sono stati insigniti della medaglia anche i nostri Mario Manzoni, Tarcisio Pirola e Cesare Beretta (residente a Cernusco dal 1984), con Luigi Manzoni, che per motivi di salute non ha potuto prendere parte alla cerimonia. A loro il nostro grazie!
A ben guardare, il movimento della Resistenza – pur in forme e intensità diverse – ha caratterizzato la liberazione dal nazifascismo in ogni Paese europeo, con sacrificio di molte vite umane. Sophie Scholl con il coraggio del movimento cristiano di resistenza della Rosa Bianca, la rivolta del ghetto di Varsavia, l’insurrezione di Parigi, insieme alla diffusa lotta partigiana italiana, hanno costruito nei fatti la libertà da cui ha preso forma l’unità europea.

Non dimentichiamocelo: l’Europa è nata così, dal desiderio di liberazione e libertà, dalla forza di ideali più grandi di quelli che avevano avvelenato la vita dei popoli, ideali che hanno saputo avvicinare ed unire persone lontane, ma accomunate dalla lotta ai totalitarismi, alle dittature e ai nazionalismi.

Oggi più che mai, a fronte delle minacce dei movimenti sovranisti, populisti e fascisti che crescono in tutta Europa, dobbiamo ritrovare lo spirito di quei valori che hanno costruito l’unità europea. Perché è senza dubbio l’Europa l’eredità più importante che ci hanno donato i partigiani e i patrioti europei. Settant’anni di pace, di prosperità, di diritti e di progresso le cui radici sono piantate nell’isola di Ventotene, dove tra il 1941 e il 1944 il comunista Altiero Spinelli, la socialdemocratica Ursula Hirschmann e l’azionista Ernesto Rossi vissero il confino imposto loro dal regime fascista ed immaginarono l’unità europea proprio come risposta alle derive nazionaliste che sconvolsero il mondo nel corso della seconda guerra mondiale.

I Trattati di Roma – di cui giusto un mese fa si è celebrato il 60° anniversario della sottoscrizione –, hanno consentito la nascita di quella che oggi è l’Unione Europea: mentre i populismi sovranisti mettono nel loro mirino proprio l’integrazione europea, chi vuole essere degno erede della lotta di Liberazione deve legarsi all’Europa in maniera ancora più salda, difendendone l’Unione, senza mancare di muovere critiche costruttive quando necessario, ma offrendo proposte per farla avanzare rinnovata nel solco dei valori comuni e, soprattutto, respingendo ogni tentativo di dividerla di nuovo riproponendo pregiudizi contro popoli o Paesi interi.

In occasione della celebrazione dei Trattati di Roma “è stata ribadita l’esigenza di proseguire in questo cammino di pace, di solidarietà, di collaborazione, di sviluppo in comune, che ha sostituito secoli, particolarmente quello passato, di guerre, contrasti, violenze, diffidenze”. Perciò, come ha ribadito a tal proposito il Presidente Mattarella, preservare e sviluppare i valori della Resistenza e delle Liberazione significa “difendere la comprensione reciproca, la dignità di ciascuna persona, evitare che rinascano nazionalismi esasperati, egoismi di parte e contrasti che riporterebbero l’Europa ad un passato che si è cercato e si è riusciti a superare ed accantonare”.

Se la pace in Europa è il frutto più importante che la Resistenza e la Liberazione ci hanno donato – insieme alla libertà, alla solidarietà, all’unione –, oggi questa pace tra i popoli europei è data per scontata e fatichiamo ad apprezzare il valore di oltre settant’anni di convivenza pacifica e civile tra le diverse nazioni. Chi oggi propone di alzare muri, di creare divisioni, di stringere i singoli Paesi dentro i propri confini, mette a rischio il dono prezioso della libertà e della democrazia conquistate attraverso la lotta di Liberazione.

Quest’anno, dunque, il 25 Aprile è bene che oltre a tingersi tradizionalmente di tricolore si tinga anche di blu: perché blu è il colore dell’Europa, dell’Europa delle libertà e della convivenza civile.

La grande forza delle lotte di liberazione avvenute in Europa deriva non dalle divisioni, ma dall’unità: è stato così in tutte le fasi importanti della storia europea come pure di quella italiana, dal Risorgimento alla Liberazione: chi ha combattuto il nazifascismo ha saputo unire le proprie forze, dai monarchici ai comunisti. Oggi non bisogna correre il rischio di diventare settari e respingenti, non bisogna tradire lo spirito di coloro che hanno combattuto il nazifascismo.

Il bipolarismo che oggi viviamo è tra l’idea di una società aperta contro l’idea di una società chiusa, protezionistica. I drammatici attacchi terroristici che a macchia di leopardo hanno colpito diversi Paesi europei, le campagna di odio e xenofobia verso gli stranieri, il timore perverso di accogliere chi scappa dalle guerre, le notizie di campi di concentramento per gay in Cecenia, ci dicono che c’è da combattere una nuova resistenza alla quale siamo chiamati a partecipare: in Italia come in Europa è necessario sostenere l’idea di una società unita e senza muri, serve saper dire di no a chi vuole chiuderci in un “piccolo mondo”, a chi ha paura delle diversità.

È in gioco la nostra capacità di mantenere alto, al primo posto, il valore dell’umanità, intesa come disposizione morale, intesa come capacità di esprimere le qualità più elevate dell’essere umano, intesa come rispetto e tutela della dignità di ciascuno.

Ecco perché, oggi più che mai, abbiamo bisogno di un’Europa di patrioti contro quella dei nazionalisti!

Viva la Liberazione!

Viva l’Europa!

Viva l’Italia!

Viva la Repubblica!

 

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