25 apr 16 - 13:39 - Lascia commento

25 Aprile 2016 a Cernusco: il mio discorso commemorativo

Questa mattina si sono tenute anche a Cernusco sul Naviglio le celebrazioni per il 71° anniversario della Liberazione dal nazi-fascismo, partecipate da moltissime persone.

Dopo la messa celebrata per le libertà civili e a suffragio dei caduti di tutte le guerre, è partito il corteo che giunto in piazza Matteotti ha sostato davanti a palazzo Tizzoni, dove avvenne la liberazione di Cernusco sul Naviglio; qui si sono tenuti i discorsi commemorativi con l’intervento del Presidente di ANPI Danilo Radaelli e del sottoscritto, sotto riportato.

Il corte ha poi ripreso il percorso per giungere in piazza Martiri della Libertà dove è stata deposta una corona d’alloro al Monumento ai Caduti, e quindi verso largo Riboldi – Mattavelli, dove al cippo che ricorda l’uccisione dei due partigiani Cesare Riboldi e Luigi Mattavelli avvenuta il 24 aprile 1945, è  stata deposta una corona d’alloro.

Autorità civili e militari, Associazioni partigiane, combattentistiche e d’arma, concittadini;

 

il 25 aprile di settantuno anni fa i partigiani liberavano Milano dall’occupazione nazi-fascista, avviando il percorso finale per ridare all’Italia intera l’agognata libertà.

Anche se la guerra continuò fino ai primi giorni di maggio, venne scelto quel giorno per segnare la data fondamentale per la storia recente del nostro Paese, in quanto simbolo della Resistenza e delle forze partigiane, che a partire dall’8 settembre 1943 si impegnarono contro il governo fascista della Repubblica Sociale Italiana e l’occupazione nazista. Il 25 aprile fu festeggiato già l’anno seguente l’avvenuta Liberazione, quando – su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri Alcide De Gasperi – il principe Umberto, allora Luogotenente generale del Regno d’Italia, con il decreto luogotenenziale n°185 del 22 aprile 1946 sulle ricorrenze festive dichiarava il 25 aprile festa nazionale. La Liberazione fu festeggiata anche negli anni successivi ed istituzionalizzata stabilmente come ricorrenza nazionale della Repubblica italiana con la legge n°260 del 27 maggio 1949 e da allora, ogni anno, il 25 aprile si celebra la memoria degli eventi del 1945.

 

Sono dunque oggi settant’anni dalla prima commemorazione della Liberazione dal nazi-fascismo. Settant’anni di celebrazioni, ricordo, memoria. Appare a tutti evidente come il tempo rischi di logorare la memoria stessa e l’azione degli uomini possa produrre alterazioni degli eventi storici che si commemorano. La retorica rischia di offuscare il valore intrinseco di quegli avvenimenti e quanto ancora oggi hanno da comunicarci. In effetti, in questi settant’anni di celebrazioni si è perso per strada qualcosa dello spirito originario che produsse la Resistenza e la Liberazione stessa. Il valore stesso della Liberazione era univoco e chiaro per tutti gli italiani non fascisti: dai comunisti ai liberali, dai democristiani ai socialisti, dagli anarchici ai monarchici, dagli atei ai credenti. Il 25 aprile era la celebrazione simbolica del vittorioso sacrificio degli italiani antifascisti per il riscatto della nazione e la liberazione del Paese dall’oppressione.

Ben presto però accadde che le nuove criticità e contrapposizioni sul piano internazionale allungassero ombre e producessero mutamenti sul recente passato ed incominciarono ad impossessarsi della memoria.

Come ha sostenuto Massimo Castoldi, presidente della Fondazione Memoria della Deportazione, “già nel 1947 il clima di Guerra Fredda e di scontro politico fra il Partito Comunista e la Democrazia Cristiana – condotto a volte in modo tragicamente violento, a volte soltanto scorretto, irrispettoso e volgare, un vizio che torna periodicamente nella storia del nostro Paese – ha fatto presto dimenticare lo spirito di coesione antifascista sul quale si era fondata la Repubblica, che fu lo spirito dei padri costituenti”.

Ne sono seguiti vuoti di memoria, conflitti interni alle stesse forze politiche nate dalla Resistenza, tra le quali si sono affermati interessi di parte e personalismi. Si giunge così agli anni Novanta del XX secolo durante i quali c’è stato addirittura chi ha tentato di riabilitare la Repubblica di Salò, come se esistessero due memorie in conflitto fra loro, come se il fascismo avesse ancora qualcosa da dire alla Storia d’Italia. In quest’epoca di disgregazione della coscienza storica alcuni si sono anche dilettati nell’identificare la destra politica – tutta la destra politica – con il fascismo, insinuando questa sciocchezza nella mente di molti giovani e aizzando le piazze in cerimonie pubbliche, dimenticandosi della destra antifascista, che ha avuto grandi ed illustri protagonisti nei Comitati di Liberazione Nazionale, nella Resistenza e nella ricostruzione del Paese. E parimenti, incredibilmente, chi ha scelto di militare nella destra ha spesso dimenticato la storia antifascista di chi li ha preceduti e del contributo dato anche da esponenti di quella parte politica alla Resistenza e alla Liberazione.

 

Nazismo e fascismo non hanno nulla a che vedere con il confronto – che fu anche scontro – fra destra e sinistra e che ha animato il pensiero ed il dibattito politico ed economico del Novecento. Nazismo e fascismo hanno sostenuto principi aberranti come l’intolleranza, il razzismo, la sopraffazione, l’intimidazione, la violenza, l’uso della forza, il culto della personalità, l’inganno del popolo. Non c’è bisogno di retorica per spiegare e ricordare che il male assoluto, in Italia, ha vestito la camicia nera. Appare invece incredibile come oggi quegli atteggiamenti, anche con altri nomi, siano ancora un pericolo per l’Europa. Chiunque oggi incarna parole ed atteggiamenti così deplorevoli contribuisce drammaticamente ad evocare spettri del passato.

Mentre da più parti nel vecchio continente assistiamo a levate di scudi verso i valori che si sono contrapposti e si contrappongono al nazi-fascismo – umanità, accoglienza, rispetto, apertura, dialogo – è bello registrare come, nonostante le grida di qualcuno, il nostro Paese si contraddistingue per l’abnegazione e la generosità con cui salviamo e assistiamo migliaia di esseri umani che fuggono da guerre, miseria e condizioni disumane, sottoponendo se stessi e i propri figli a rischi e pericoli gravissimi pur di mantenere accesa anche una piccola speranza per un futuro migliore: come ha sottolineato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, si tratta di “un sentimento che accomuna i rifugiati di oggi con la nostra gente di allora, con gli sfollati dalle città verso le campagne, con i profughi che affollavano le strade d’Europa in fuga dalla guerra”. I valori del 25 aprile “confermano nuova e perenne attualità di fronte ai rigurgiti di nazionalismo, di chiusure che emergono ai confini dell’Europa del XXI secolo e alle nubi che si addensano sulla sponda sud del Mediterraneo sempre più tormentato dal terrorismo e teatro di tragedie innumerevoli”. E mi piace ricordare come anche la nostra città si sia aperta all’accoglienza di alcuni di quei disperati in fuga dall’invivibilità che regna nei rispettivi Paesi.

Di fronte a quanto sta accedendo in Europa, il 25 aprile ci ricorda che abbiamo avuto – ed oggi doverosamente ricordiamo – uomini e donne, i martiri del nazi-fascismo, che hanno pensato agli altri prima che a sé stessi.

 

Del resto l’accoglienza è doverosa, ce lo impone anche la Costituzione. Una Costituzione che è figlia della Resistenza, insieme alla Repubblica, che proprio quest’anno, il prossimo 2 giugno, festeggerà settant’anni. Resistenza, Repubblica e Costituzione hanno un legame robusto fra di loro. Nella nostra Carta costituzionale sono risposti i fondamenti della nostra convivenza civile, i valori per i quali i partigiani hanno combattuto. Nel testo voluto dai padri costituenti risplendono la tutela e la cura degli interessi, dei diritti, dei doveri del cittadino, inteso come persona e come soggetto inserito in una comunità. Ha scritto Giorgio La Pira, costituente e Sindaco di Firenze, che “Il progetto di Costituzione si è preoccupato di considerare la persona umana nella integralità dei suoi status e dei suoi diritti: cioè non solo in quanto essa è una realtà individuale, non solo in quanto è membro della collettività statale, ma anche in quanto essa è membro di tutte le altre comunità che sono essenziali al suo sviluppo ed al suo perfezionamento: quindi in quanto essa appartiene ad una famiglia, ad una comunità territoriale, ad una comunità professionale e di lavoro, ad una comunità religiosa, ad una comunità culturale, alla comunità internazionale”. È la parte che contiene questi valori e questi diritti che fa della nostra Carta uno dei testi costituzionali più belli al mondo, frutto di valori, impegno e sangue versato dalla Resistenza. La riforma costituzionale recentemente approvata e sulla quale gli italiani si esprimeranno il prossimo ottobre, nulla toglie e nulla tocca dei principi fondamentali, dei valori e degli ideali che hanno visto lavorare insieme personalità dall’orientamento politico differente, ma accomunate da un’idea positiva di cittadinanza e della cosa pubblica. La riforma costituzionale interviene sull’ordinamento e il funzionamento dello Stato, che necessita da anni di essere modificato per poter meglio consentire alla politica di dare adeguate risposte ai cittadini.

 

Il rischio che oggi va fuggito e che il 25 aprile ci aiuta ad affrontare è quello del populismo, che è rifiuto della politica, rifiuto dello sforzo di tradurre le diverse esigenze che emergono dalla società. Massimo Recalcati – apprezzato psicoanalista e divulgatore, nato e cresciuto nella nostra città – nel suo libro “Patria senza padri – psicopatologia della politica italiana” ha messo bene in luce come “il populismo è sempre rifiuto della politica come traduzione. La polis è il luogo delle lingue, non di una sola lingua. Il politico si costruisce rendendo possibile la traduzione delle lingue. Ogni populismo vorrebbe invece introdurre una sola lingua, che è la lingua del padre-padrone”. Ricordando la pagina biblica della torre di Babele, Recalcati ci ricorda che la moltitudine sparpagliata sulla faccia della Terra deve fare i conti con le differenze, con il pluralismo delle lingue, “esigendo la pazienza della traduzione”. Esistono in democrazia più lingue e ciascuna ha diritto di manifestarsi e di essere ascoltata. Guai quando qualcuno vuole imporre una lingua sola, accreditandola come la sola pura, la sola vera, la sola giusta!

I partigiani e poi i padri costituenti avevano ben chiaro tutto ciò ed hanno saputo agire politicamente traducendo diverse sensibilità e valori in un unico obiettivo – la liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo – e poi in un insieme di diritti e doveri dei cittadini e di regole d’azione democratica condivise – la costituzione della Repubblica –: la fatica ed il confronto della mediazione stanno alla base della politica e dell’azione delle istituzioni.

 

Prima di terminare voglio quest’oggi ricordare Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano dell’Università di Cambridge ucciso poche settimane fa in Egitto. E lo voglio ricordare proprio quest’oggi perché Giulio è morto torturato, come i nazi-fascisti torturavano i partigiani, ma con una differenza: i partigiani erano in guerra, Giulio Regeni era in Egitto per studiare, comprendere, conoscere. È importante che l’Italia non chini la testa su questa vicenda e che l’Europa si faccia sentire. È importante tenere la fiaccola accesa fino a quando sarà stata fatta verità e giustizia su questa drammatica vicenda.

A Giulio Regeni e a tutti i martiri della lotta per la Liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo va quest’oggi il nostro tributo di riconoscenza.

 

Viva il 25 aprile!

Viva la Resistenza!

Viva l’Italia!

 

01 apr 16 - 01:03 - 2 commenti

Referendum 'trivelle': perché voterò No

Il referendum abrogativo che si terrà domenica 17 aprile è proposto da 9 regioni italiane (Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto) e propone di abrogare (unicamente) il comma 17 dell’art.6 del Decreto Legislativo 3 aprile 2006 n.152, comma che prevede l’estensione della concessione – a chi già ne possiede una – per estrarre idrocarburi entro le 12 miglia dalla costa italiana fino all’esaurimento del giacimento. La norma che il referendum vuole abrogare, dunque, consente a chi già possiede una concessione di poter sfruttare il giacimento di gas o petrolio oltre la scadenza del contratto, fino all’esaurimento del giacimento stesso.

Votando Sì al referendum si abroga quel comma e quindi si permette a chi già possiede una concessione di sfruttarla solo sino alla scadenza contrattuale (e non fino all’esaurimento del giacimento).

Votando No al referendum si consente a chi già possiede una concessione di poterla utilizzare fino al completo esaurimento del giacimento, come la norma oggi autorizza a fare.

Il referendum nulla ha a che fare con la possibilità di realizzare o impedire nuove perforazioni entro od oltre le 12 miglia (cioè circa 20 km) dalle coste italiane.

Personalmente ritengo che l’Italia in questi anni stia facendo molto per implementare l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili e che questa strada vada proseguita con decisione, ma una quota di idrocarburi al momento resta necessaria e non sostituibile nel medio termine: poter contare su una quota domestica di risorse energetiche da idrocarburi, anziché acquistare tutto il fabbisogno dall’estero, è certamente un risparmio. Con il referendum non si decide sulla possibilità di realizzare nuove perforazioni lungo la costa italiana (e chi lo sostiene mente), ma di sfruttare i giacimenti esistenti sino ad esaurimento, senza nulla togliere agli investimenti sulle fonti rinnovabili (eolico, solare, fotovoltaico). Sfruttare fino in fondo i giacimenti esistenti al largo delle coste italiane significa non sprecare quanto già si è investito e permettere al Paese di non acquistare ulteriori idrocarburi dall’estero.

Per queste ragioni il 17 aprile andrò a votare e voterò No al referendum abrogativo.

 

09 mar 16 - 12:22 - 2 commenti

Intervista a Voce Amica

Sul numero di marzo del mensile Voce Amica, Roberto Beretta mi intervista toccando molti temi: territorio e urbanistica, verde e ambiente, opere pubbliche e viabilità, scuola e servizi.

La lunga chiacchierata è riportata solo in parte sul mensile della Comunità Pastorale cittadina, mentre il testo completo lo si trova sul portale online. Per comodità la riporto qui sotto per intero.

 

EDILIZIA, VERDE, SERVIZI, PREOCCUPAZIONI E ASPETTATIVE: SONO I TEMI DELL’INTERVISTA A COMINCINI

Nell’ampia intervista a Eugenio Comincini, sindaco di Cernusco sul Naviglio, su nuovi e vecchi “punti caldi” della nostra comunità – a cura della Redazione di “Voce Amica” – si evidenziano articolate e dettagliate risposte, specialmente per i numerosi cantieri aperti nel nostro territorio. Approfondimenti anche sulle tematiche dei servizi comunali e degli impianti sportivi.

 

La Fiera di San Giuseppe è alle porte, quali le principali iniziative?

Quest’anno la Fiera di San Giuseppe, la nostra fiera, compirà 93 anni. Un evento per tutti i cernuschesi, ma anche per chi abita in zona. Tra gli eventi da non perdere di certo la serata di apertura, giovedì 17 marzo, con la premiazione del Gelso d’Oro, momento in cui la città ringrazia i cernuschesi che per motivi diversi si sono distinti nel campo della cultura, della scienza e dei mestieri. Novità di quest’anno, invece, la “Notte bianca della biblioteca”, per continuare a celebrare il 50esimo anniversario delle nostre sale lettura. E poi nel fine settimana, tornano per il secondo anno consecutivo la riscoperta delle radici agresti con gli animali, gli antichi mestieri contadini e un’opera d’arte esposta a Villa Greppi e, come sempre in piazza, bancarelle e momenti di aggregazione. Da non perdere anche lo spettacolo pirotecnico in piazza Unità d’Italia sabato sera, che renderà ancora più ricco di fascino questa 93esima edizione della Fiera.

 

Nella Filanda esporrete anche quest’anno i prossimi progetti?

Sì, l’appuntamento con “l’Amministrazione in piazza”, che ormai da cinque anni si tiene in Filanda, è un’occasione preziosa per illustrare alla città i prossimi progetti da realizzare e per confrontarci con i cittadini.

 

Lo scorso anno su “Voce Amica” avevamo incentrato l’intervista del “primo piano” di marzo sulla Città metropolitana… non si sono visti passi concreti.

Purtroppo è vero. Città metropolitana non è decollata: criticità della legge nazionale e della norma regionale hanno finora profondamente limitato la sua azione. È necessario rivedere la legislazione correggendo le storture frutto di eccessive mediazioni e di insufficiente coraggio politico; le città metropolitane – certamente quelle più grandi, come Roma, Milano e Napoli – devono avere personale politico eletto direttamente dai cittadini e pienamente dedicato alla nuova distinzione; inoltre devono avere poche competenze incentrate sullo sviluppo strategico dei rispettivi territori: a mio avviso devono avere esclusiva competenza sui principali servizi pubblici locali quali il trasporto pubblico locale e i rifiuti, su acqua, gas, reti, sulla macro pianificazione territoriale, sullo sviluppo economico e sociale, mentre le altre competenze dovrebbero essere attribuite a Regione e Comuni. È poi indispensabile che la parte finanziaria della riforma venga profondamente rivista: infatti senza sufficienti risorse le città metropolitane non potranno dare adeguate risposte alle attese di Comuni, famiglie e imprese.

 

Ma anche la recente esperienza dell’Unione dei Comuni della Martesana è sembrata più una “trovata dei politici” che una precisa scelta programmatica…

No, al contrario è stata una scelta – certamente politica – dettata dalla volontà di voler garantire ad un territorio più vasto servizi di qualità. Il futuro dei Comuni è nelle gestioni associate, per poter ottenere risparmi, ma soprattutto per ampliare gamma e qualità dei servizi offerti. Oggi i Comuni dell’Unione della Martesana stanno trovando difficoltà nello start-up di questa nuova esperienza di cooperazione istituzionale per via del fatto che l’Unione rappresenta a tutti gli effetti una nuova istituzione e quindi necessita di essere dotata anche di funzioni generali (il bilancio, la segretaria generale, la gestione del personale) che aumentano i costi di avvio.

 

Girando per le strade periferiche, nonostante i vostri appelli contro la cementificazione, si contano innumerevoli cantieri … che sacrificano le poche aree verdi esistenti.

Le scelte urbanistiche – per loro natura – si sviluppano su un arco temporale lungo e non sempre per il cittadino è facile comprendere l’origine e il perché di alcune iniziative edilizie e di taluni interventi. La nostra amministrazione ha operato per contenere scelte fatte nel passato: il nostro Piano di Governo del Territorio ha realmente ridotto del 40% il consumo di suolo e le edificazioni che le scelte urbanistiche compiute con il Piano Regolatore Generale del 2002 avevano ancora “in pancia”. Parallelamente abbiamo “blindato” parti importanti del nostro territorio che non erano state trasformate e che abbiamo inserito nel Parco Locale di Interesse Sovracomunale Est delle Cave: si tratta di 2milioni 350mila metri quadrati – che si aggiungono ai 750mila metri quadrati precedentemente conferiti al parco – che saranno tutelati e preservati dalle edificazioni. Sempre la nostra amministrazione ha messo a disposizione degli agricoltori 610mila metri quadrati di aree verdi comunali, per implementare l’attività agricola. Certamente i cittadini vedono i cantieri, frutto di vecchie scelte, ma è bene che sappiano anche quanto abbiamo fatto per tutelare il territorio.

 

Sono proprio tutte vecchie licenze?

Alcune sono vecchie convenzioni, altre iniziative immobiliari sono frutto di scelte urbanistiche passate sulle quali abbiamo potuto intervenire solo in diminuzione, senza poter cancellare i diritti edificatori ormai acquisiti.

 

Ci può fare qualche esempio?

I complessi residenziali sorti a nord della città, in zona Falcone Borsellino, sono frutto delle convenzioni urbanistiche stipulate nel 2006 e nel 2007 in epoca Cassamagnaghi, prima del nostro arrivo in amministrazione, e comunque rivenienti dai contenuti del Piano Regolatore del 2002 voluto dall’amministrazione di Paolo Frigerio; le case in edilizia convenzionata che si stanno ultimando lungo la tangenzialina ad est, in zona Castellana, Continua a leggere Intervista a Voce Amica

25 feb 16 - 16:46 - Lascia commento

Pietro Melzi nuovo Assessore

Pietro Melzi quest’oggi è formalmente entrato a far parte della squadra di Giunta.

Rispetto all’annuncio fatto la scorsa settimana ci è voluto qualche giorno per espletare le necessarie procedure per rispettare la policy dell’attuale datore di lavoro di Pietro, ma da oggi Pietro Melzi è il nuovo Assessore al Bilancio e Personale.
A lui va il mio personale in bocca al lupo e il ringraziamento per aver accettato un incarico complesso e di rilievo, ma che – ne sono convinto – porterà avanti con entusiasmo, idee propositive e competenza. Accettare il ruolo di Amministratore pubblico, al contrario di quanto si possa pensare, non è di certo una scelta semplice: avere maggiori responsabilità nella gestione del bene comune è cosa notevole e credo che chi fa politica debba sempre tenerlo a mente, per poter fare e dare il meglio per la propria comunità.
A Pietro rinnovo il mio ringraziamento per aver accettato la sfida e l’augurio di poter vivere un’esperienza costruttiva e formativa allo stesso tempo, collaborando efficacemente con tutta la squadra di Giunta e con la struttura comunale.
14 feb 16 - 11:39 - Lascia commento

Intervista a Il Giorno

Su Il Giorno di domenica 14 febbraio, nelle pagine milanesi dedicate alla Martesana, una mia intervista a Barbara Calderola sull’esperienza da Sindaco.

05 feb 16 - 17:48 - Lascia commento

Primarie del centrosinistra a Milano: il futuro passa da questa scelta

Ci siamo!

Sabato 6 e domenica 7 febbraio la Milano di centrosinistra è chiamata a scegliere nelle elezioni primarie il proprio candidato Sindaco che rappresenterà lo schieramento politico alle prossime elezioni comunali, in tarda primavera. Sabato ci sarà un solo seggio per zona, domenica saranno 151. I milanesi trovano tutte le informazioni sul voto qui.

Ora è il momento di scegliere: ogni candidato si è caratterizzato ed ha saputo ben illustrare idee e progetti.

In queste settimane ho dato il mio convito e aperto sostegno a Beppe Sala, che ha espresso una vision convincente sul futuro di Milano e sul ruolo che Città metropolitana deve giocare nei prossimi anni.

Ognuno dei quattro candidati alle primarie ha certamente doti e caratteristiche che ne farebbero un buon Sindaco; ma va ricordato un aspetto politico importantissimo: le primarie servono a scegliere il candidato che dovrà affrontare le elezioni comunali ed in modo particolare il candidato prescelto dovrà sconfiggere il centrodestra (il Movimento 5 Stelle sembra incredibilmente aver rinunciato alla contesa…). E il centrodestra ambisce fortemente a poter vincere a Milano per tentare di innescare la sfida sul piano nazionale. Non a caso il candidato del centrodestra non è stato ancora scelto: aspettano di vedere l’esito delle primarie milanesi. La vittoria alle elezioni comunali, più ancora che alle primarie, è dunque fondamentale per garantire al centrosinistra milanese di poter proseguire la positiva e significativa esperienza amministrativa della Giunta guidata da Giuliano Pisapia: dai temi della mobilità sostenibile a quelli di una pianificazione territoriale sostenibile, dalla capacità di accoglienza dei rifugiati alla gestione di grandi eventi internazionali, dall’immagine di Milano rinnovatasi in Italia e nel mondo alla capacità di gestire la cosa pubblica nella legalità e nella trasparenza, l’Amministrazione comunale milanese uscente ha messo a segno importanti e significativi risultati, che vanno consolidati e portati a piena maturazione.

Dal momento in cui Giuliano Pisapia ha legittimamente deciso di non ricandidarsi ora la necessità è quella di garantire a questa esperienza politica di governo di poter proseguire. E la persona che a mio giudizio ha migliori possibilità di imporsi nella competizione elettorale contro il centrodestra è Beppe Sala.

C’è un altro elemento che mi fa dire che Beppe Sala sia il miglior candidato a guidare Milano: è il solo, fra gli sfidanti alle primarie, ad aver posto marcatamente l’accento sul ruolo che deve avere la nascente Città metropolitana di Milano; fin dalle sue prime uscite pubbliche, una volta decisosi a candidarsi, ha parlato di città metropolitana come “opportunità e punto di partenza”. E sarà proprio la piena costruzione e lo sviluppo della Città metropolitana il vero terreno di prova dei prossimi anni di amministrazione: Milano deve decidere di fare un salto di qualità, se vuole pienamente affermarsi nel ruolo di guida italiana e inserirsi nella rete delle grandi ed attrattive metropoli europee. Per fare questo Milano deve essere lungimirante e generosa e deve rivedere alcuni assetti su importanti servizi di ambito sovracomunale per far sì che vengano davvero governati e gestiti su scala metropolitana, con i benefìci che tutto il vasto territorio metropolitano potrebbe conseguire, a partire dal capoluogo. A Milano serve dunque un Sindaco che abbia piena coscienza del ruolo che deve essere svolto in Città metropolitana ed abbia la volontà politica di muoversi in quella direzione. Non è un caso che ben 46 Sindaci di Comuni della Città metropolitana si siano schierati a sostegno di Beppe Sala.

Beppe Sala merita la fiducia del centrosinistra milanese per affrontare insieme le nuove sfide.

Buon voto ai milanesi!

 

29 gen 16 - 23:51 - Un commento

Fine di un rapporto

Martedì 26 gennaio ho revocato l’incarico di Assessore e le relative deleghe a Maurizio Rosci.

Una serie di fatti accaduti negli ultimi mesi – che stanno nel novero dell’azione politica – mi hanno portato a concludere che sia venuto meno il necessario e basilare rapporto di fiducia che deve sussistere fra il Sindaco ed ogni Assessore.

È stata una decisione sofferta, che però ho preso in nome di un clima di serenità e fiducia reciproca che considero indispensabile per continuare e concludere il lavoro di questa Amministrazione nel prossimo anno e mezzo.

Sono grato a Maurizio Rosci per l’importante lavoro che ha svolto per la città e per i risultati che tutti insieme abbiamo conseguito. Le importanti deleghe che fin dal 2007 gli avevo affidato – lavori pubblici e bilancio, e dal 2012 anche personale e organizzazione – ne hanno certo fatto un elemento cardine dell’azione amministrativa, ma anche una persona dotata di grande potere, da esprimere con correttezza di rapporti e nel rispetto di ogni membro di Giunta. Negli ultimi mesi, a mio parere, questa correttezza e questo rispetto sono stati messi in discussione, a favore di logiche eccessivamente individualiste.

Ho costruito il lavoro di questi anni sulla fiducia nei miei Assessori e fra di essi: se viene meno questo fondamentale aspetto viene ad essere minata alla base l’esperienza sin qui maturata insieme, che determina la solidarietà di Giunta.

Non si tratta dunque di una “crisi di Giunta”, posto che la coalizione resta immutata, ma di un cambio in corsa resosi necessario per le ragioni di cui sopra: Giunta e maggioranza continueranno ad operare nell’interesse della città. Continuerò a fare della coesione e del lavoro di squadra la stella polare della mia Amministrazione per questi ultimi mesi di attività che abbiamo di fronte.

Mi riservo di nominare in breve tempo un nuovo Assessore e riassegnare le deleghe revocate.

Giovedi 28 gennaio, nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno preso parte tutti i membri di Giunta e i segretari delle tre forze politiche che compongono la maggioranza, ho dettagliato le ragioni della decisione; qui sotto il video:

 

04 gen 16 - 12:43 - Un commento

Raccolta differenziata e pulizia strade: con CEM inizia un nuovo percorso

L’anno nuovo ha portato in città una piccola ma significativa rivoluzione: la gestione dell’igiene urbana, spazzamento strade e raccolta differenziata è passata dalla municipalizzata comunale Cernusco Verde srl al Consorzio CEM Ambiente Spa, una realtà pubblica partecipata da 57 Comuni della Città Metropolitana di Milano e dell’area vasta di Monza e Brianza, che conta un bacino di oltre 600.000 abitanti serviti e vanta quaranta anni di storia.

La scelta di affidare per nove anni a CEM la gestione dei servizi di igiene urbana, operata dal Comune di Cernusco sul Naviglio nel corso del 2015 attraverso una serie di deliberazioni del Consiglio comunale, ha l’obiettivo dichiarato di voler migliorare la qualità del servizio reso senza ulteriori oneri per i cittadini, ponendo sempre maggiore attenzione all’ambiente.

Cernusco Verde non era e non è più strumento valido per gestire importanti servizi pubblici locali: va riconosciuto che la società comunale ha svolto in questi anni una funzione importante e mediamente ben gestita rispetto ai servizi che le sono stati affidati, ma negli ultimi anni le carenze e le difficoltà sono cresciute, al punto da non rendere più funzionale ed utile il suo mantenimento. Infatti, rispetto a quando è stata creata nel 2000, le norme sono profondamente cambiate e se un tempo la gestione di una partecipata portava molti vantaggi in termini di gestione, oggi le norme sulle società comunali sono diventate più complesse azzerando il vantaggio che potevano ancora avere solo alcuni anni fa. Inoltre l’esigenza di ammodernare i mezzi con i quali la società opera ha fatto sì che il Comune aumentasse la capitalizzazione della società da 180.000 euro a 980.000 euro, mettendo però in luce l’incapacità dell’azienda di potersi autofinanziare e ponendo quindi un serio problema finanziario e di efficienza. Infine, i limiti alle assunzioni del personale e il fatto che i dipendenti sino (ovviamente) invecchiati, ha portato a qualche ulteriore problema nella gestione, senza poter contare su turnover ed adeguamenti secondo i bisogni. (Vale la pena precisare che oltre a non gestire più i servizi di igiene urbana, Cernusco Verde dal 2015 non si occupa più del cimitero e nel corso del 2016 si procederà anche alla cessione del ramo d’azienda relativo alla manutenzione del verde e da ultimo ad una nuova gestione dei parcheggi: a quel punto Cernusco Verde verrà liquidata).

La scelta di entrare come soci in CEM, dunque, ha rappresentato l’occasione per affidare il servizio di igiene ambientale a un soggetto molto più solido, riconosciuto, che può garantire maggiori capacità di investimento, con ampia esperienza e con un numero di addetti tali da garantire sostituzioni e cambi secondo le esigenze.

La scelta operata dal Comune ha quindi alla base una ragione industriale, che in maniera realistica e non ideologica riconosce l’esigenza di andare oltre l’esperienza della propria società comunale.

Quali saranno i miglioramenti attesi e quali gli obiettivi?

C’è innanzitutto l’esigenza di poter incrementare la quota di raccolta differenziata della nostra città. Se è pur vero che per il sesto anno consecutivo Legambiente ha inserito il comune di Cernusco sul Naviglio tra i Comuni Ricicloni d’Italia – quelli che possono vantare una raccolta differenziata superiore al 65% – e se è pur vero che Cernusco è l’unico tra i Comuni con oltre 30mila abitanti della Città Metropolitana di Milano ad essere inserito in questa prestigiosa classifica, è anche vero il livello di differenziata si è fermato ormai da qualche anno al 65%, anzi, c’è una leggera decrescita, dato che nel 2015 il valore è stato pari al 65,87% a fronte di 66,86% del 2012. Migliorare il valore della raccolta differenziata significa avere maggior rispetto dell’ambiente, portare all’incenerimento meno rifiuti e quindi inquinare di meno; ma significa anche far diminuire il costo della raccolta e quindi far diminuire la TARI che paghiamo.

Questo importante obiettivo sarà raggiunto attraverso “EcuoSACCO”, un progetto che CEM Ambiente ha finora sperimentato in nove Continua a leggere Raccolta differenziata e pulizia strade: con CEM inizia un nuovo percorso

31 dic 15 - 18:47 - Lascia commento

Bilanci e attese a cavallo d’anno, per un 2016 migliore per tutti

L’anno che si chiude è stato complesso sotto molti aspetti: durante il 2015 la nostra vita ordinaria è stata più volte colpita da notizie ed immagini drammatiche e sconvolgenti proveniente da un quadro internazionale sempre più instabile, dovuto agli attentati terroristici che hanno colpito Parigi, il Medio Oriente e l’Africa, dovuto alla guerra fra Ucraina e Russia, dovuto alle ondate migratorie provenienti da Paesi sconvolti dalle guerre e dalle carestie.

Famiglie, imprese e Comuni si sono rimboccati come sempre le maniche, pure in un contesto fosco.

Nonostante le tensioni e le ansie che viviamo per questi scenari che non ci piacciono, il 2015 ha anche riservato positive notizie, sia sul piano internazionale che su quello interno: dall’accodo per un nuovo governo di unità nazionale in Libia, all’elezione di Aun San Suu Kyi in Birmania, alla proclamazione da parte di Papa Francesco dell’Anno Santo della Misericordia, al Premio Nobel per la Pace vinto da quattro organizzazioni della società civile tunisina, alle importanti decisioni sul clima raggiunte a Parigi, ai dati favorevoli su consumi, occupazione ed economia nazionale, ci sono elementi positivi che fanno chiudere l’anno sperando che il 2016 possa essere migliore.

L’Expo di Milano ha contribuito non poco a creare un clima più favorevole alla ripresa interna, sia per l’iniezione di ottimismo che ha costituito, sia per le opportunità offerte ai territori.

La nostra città ha visto avviare nell’anno che si chiude gli importanti ed attesi lavori per il nuovo polo scolastico, sono state realizzate le riqualificazioni delle vie Mosé Bianchi, Brescia e San Francesco e degli spazi comuni di ingresso al centro sportivo di via Buonarroti, un altro tratto del centro storico è stato rimesso a nuovo, si sono avviati i lavori di sistemazione del Bosco del Legionario, è stato cambiato il gestore del cimitero con sensibile miglioramento dei servizi resi, si è deciso il passaggio della gestione dello spazzamento strade e della raccolta differenziata ad un nuovo gestore, abbiamo avviato con altre realtà sociali cittadine e milanesi il progetto di accoglienza e integrazione di quattro rifugiati scappati dal loro Paese e giunti via mare in Italia, si sono poste buone basi per gli interventi di restauro e recupero di Villa Alari. Insomma: un anno che si chiude con tante cose positive realizzate ed avviate.

Tutte queste note positive siano di buon auspicio per il 2016, affinché possa crescere la speranza e possa consolidarsi una prospettiva migliore: per la pace a livello internazionale, per la sicurezza e la lotta al terrorismo estremista, per l’ambiente ed il clima del Pianeta, per la ripresa economica ed il lavoro.

L’augurio per la nostra città è che nel 2016 possa vedere realizzati importanti obiettivi attesi dalle famiglie: il completamento del nuovo polo scolastico, l’avvio del Centro Diurno Integrato per Anziani non autosufficienti, il miglioramento dei numeri della raccolta differenziata e della qualità del servizi resi sulla pulizia della città; l’anno nuovo vedrà altri significativi interventi su strade (in primis viale Assunta, che sarà completamente riqualificata), parchi gioco, gestione del verde pubblico; verrà presentato, discusso ed approvato il nuovo Piano della Circolazione Urbana, che costituirà la base per i prossimi interventi sulle strade, sempre orientati a far diminuire il traffico passante e ridurre la velocità di percorrenza sulle strade interne, insieme ad ulteriore implementazione della rete ciclabile e ad una nuove impostazione del sistema parcheggi; villa Alari vedrà avviare importanti lavori di sistemazione su struttura, facciate, tetto e giardini.

La speranza può crescere se c’è l’impegno delle persone a ripartire e a renderla azione concreta: chi si occupa della città sente questa responsabilità anche nell’anno nuovo che si avvia.

Auguri a tutti, dunque: perché ciascuno abbia sempre accesa nel cuore la speranza e la volontà di ripartire. Serve l’impegno di tutti.

Buon anno!

 

30 dic 15 - 23:57 - Un commento

Inquinamento: azioni concrete ed attese

Se è vero – come è vero – che l’emergenza inquinamento che stiamo vivendo è data da una eccezionale condizione meteo che ha favorito l’accumularsi di inquinanti e che sono fondamentali interventi strutturali e su vasta scala che necessitano di finanziamenti nazionali e regionali, è anche vero che sono importanti pure le azioni e le scelte locali per orientare positivamente lo sviluppo e la tutela dell’ambiente.

Attenzione e responsabilità della politica e di chi governa e di chi amministra le città sono quanto mai fondamentali.

È dunque necessario che Stato e Regioni potenzino notevolmente le risorse per il trasporto pubblico: in questi anni sono andate diminuendo ed i Comuni non sono più nella condizione di poter supplire alla mancanza di risorse statali e regionali. Per altro, nel territorio milanese, sono pochissimi i Comuni (fra cui Cernusco) che possono vantare un sistema di trasporto pubblico locale urbano, interno alla città, che comunque comporta ingenti spese.

Spese che potrebbero certo essere razionalizzate ed orientate verso nuovi investimenti sul trasporto locale (bus più piccoli ed elettrici) se la Regione Lombardia non avesse bloccato il sistema con la Legge regionale 6/2012 che ha istituito le “Agenzie per il Trasporto Pubblico” quali organismi ai quali demandare le gare su scala di aree vaste. Una scelta condivisibile negli intenti, se non avesse però comportato il blocco di tutte le gare comunali in scadenza (compresa quella di Cernusco) che devono quindi attendere la costituzione delle Agenzie, l’avvio dell’operatività e quindi poter sottoporre il capitolato per la gara. La recente legge regionale sulla Città Metropolitana ribadisce il concetto di un’agenzia unica per Milano, Monza e Brianza, Lodi e Pavia. Il Consiglio metropolitano ha già approvato lo statuto della nuova agenzia: attendiamo le mosse degli altri Enti per poter procedere celermente in questa direzione e sbloccare situazioni ferme da oltre tre anni.

Dato che ho citato Città Metropolitana devo a malincuore affermare che il combinato disposto di alcuni limiti della legge nazionale e la volontà di Regione Lombardia di non avere “un concorrente in casa” hanno fortemente indebolito le potenzialità e l’azione di questa nuova istituzione su alcuni temi rilevamenti, fra cui le situazioni legate all’inquinamento (come quella che viviamo) ed il Trasporto Pubblico. Alle città metropolitane non sono state affidate competenze specifiche per interventi emergenziali sul traffico, in Lombardia non ha e non avrà una funzione di governo strategico del trasporto pubblico per tutta l’area metropolitana (Milano città e l’hinterland) poiché la Regione ha preferito non diminuire le competenze e lo status di Milano città; inoltre Città Metropolitana non ha partecipazione azionaria in ATM e quindi non può incidere sulle scelte della municipalizzata che gestisce le linee del metrò.

Per restare a casa nostra, a Cernusco, in questi anni abbiamo fatto notevoli passi avanti per rendere Cernusco “più verde” e quindi contribuire ad abbattere – almeno in parte – l’inquinamento. Cito le scelte più rilevanti, per far comprendere come il tema sia stato affrontato da diversi punti di vista:

  • adesione al “patto dei Sindaci” promosso dall’Unione europea e conseguente approvazione del Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile, che ha deciso di andare altre le indicazioni europee e fissare ad un -28% (anziché -20%) la riduzione di inquinanti da raggiungere attraverso varie misure entro il 2020;
  • regolamento edilizio elaborato ed approvato nel 2008 che impone di costruire solo in classi energetiche elevate (“B”, “A” o superiori): di fatto, ormai da qualche anno, in città le nuove realizzazioni edizione sono state costruite in classe energetica A ed A+, abbattendo fortemente le emissioni inquinanti; anche diverse ristrutturazioni hanno scelto di migliorare l’efficienza energetica degli edifici, migliorando il risultato sulle emissioni, soprattutto da riscaldamento;
  • installazione di pannelli fotovoltaici su strutture pubbliche (scuole, magazzino comunale…);
  • riqualificazione energetica di alcuni edifici pubblici, con “cappotto termico”, nuovi infissi ed altri accorgimenti che migliorano le prestazioni termiche facendo consumare di meno;
  • nuovo appalto per la gestione calore che dal 2011 ha efficientato gli impianti termici comunali: via le vecchie ed inquinanti caldaie a gasolio ed installazione di nuovi e moderni impianti a metano, con benèfico effetto sia sulle emissioni che sulla spesa per il riscaldamento;
  • interventi sulla viabilità per ridurre il traffico passante e limitare la velocità; ad inizio febbraio presenteremo alla città, in una serata pubblica, il nuovo piano urbano della circolazione urbana, che oltre a definire gli ambiti di intervento per il futuro, contiene importanti ed interessanti dati sul traffico automobilistico nella nostra città con analisi e confronto dei dati del 2004: dati positivi ed incoraggianti che evidenziano la bontà delle decisone in tema di viabilità assunte dalle Amministrazioni comunali nell’ultimo decennio;
  • Piano di Governo del Territorio in vigore dal maggio 2011 che ha ridotto del 40% (rispetto ai residui del precedente Piano Regolatore Generale del 2002) volumi edificabili e consumi di suolo;
  • messa a disposizione degli agricoltori di 600.000 mila metri quadri di verde comunale per implementare l’attività agricola;
  • ampliamento da 700.000 a 2.300.000 metri quadrati gli spazi verdi inseriti nel PLIS – Parco Locale di Interesse Sovracomunale Est delle Cave, per una migliore tutela del territorio ed evitare edificazioni future;
  • mantenimento della spesa per il trasporto pubblico locale (circa 900.000 euro all’anno), in anni di tagli e di riduzioni della spesa per i Comuni, pur con le limitazioni spiegate sopra e l’esigenza di rinnovare il servizio con nuovi mezzi meno inquinanti e un nuovo disegno dei percorsi;
  • acquisizione attraverso riscatto dei pali della luce di proprietà di Enel Sole (operazione conclusasi pochi giorni fa), passaggio indispensabile per procedere alla riqualificazione degli impianti di illuminazione ancora da ammodernare, al fine di passare a sistemi più ecologici, meno inquinanti e meno costosi
  • impegno per incrementare la raccolta differenziata (cresciuta dal 2007 ad oggi dal 57% al 65%), anche con l’adesione al CEM che nel 2016 porterà nuove modalità di gestione della differenziata proprio allo scopo di diminuire la frazione secca o indifferenziata, destinata agli inceneritori;
  • estensione della rete ciclabile comunale che oggi conta 44 km di piste, realizzazione del bici-park in prossimità della stazione M2 di viale Assunta e del Bike Sharing intercomunale per gli spostamenti mezzo pubblico-lavoro;
  • stiamo procedendo alla realizzazione di un nuovo polo scolastico (ad alta efficienza energetica) ad est della città, anche per offrire un servizio di prossimità ad una zona di Cernusco che si è espansa in questi anni e quindi ridurre i flussi di auto che attraversano la città per raggiungere le strutture scolastiche esistenti;
  • uso di acqua pubblica nelle mense scolastiche con conseguente abbattimento dell’uso della plastica;
  • realizzazione della Casa dell’Acqua per favorire ed incentivare l’uso di acqua pubblica e ridurre l’acquisto di bottiglie di plastica;
  • piantumazioni di nuovi alberi e ampliamento delle aree verdi di proprietà comunale;
  • educazione ambientale nelle scuole.

Molto è stato fatto per consumare meno energia, inquinare di meno ed avere più rispetto dell’ambiente. Ancora molto c’è da fare, ma siamo impegnati su questa strada ed altri interventi saranno realizzati.

Mi auguro che l’emergenza inquinamento che stiamo vivendo faccia assumere nuove e importanti decisioni allo Stato e alla Regione, ed anche ad altre Amministrazioni comunali. Se le discussioni legate al blocco del traffico avessero come effetto quello di attivare positivamente i decisori politici a livelli più alti di quelli comunali, ne avremmo tutti beneficio.