Ogni tanto arriva una buona notizia: le Conferenze Stato‐Regioni e Stato‐Città, nei giorni scorsi hanno deciso come ripartire i 7,2 miliardi messi a disposizione dallo Stato per saldare i pagamenti dei debiti nei confronti delle aziende che hanno operato per la Pubblica Amministrazione. La novità più rilevante è che sono stati conteggiati anche i debiti certi, liquidi ed esigibili al 31 dicembre 2012 e pagati entro la data dell’8 aprile scorso (e non solo fino al 31 dicembre 2012) al fine di alleggerire i pesi dettati dal patto di stabilità. È inoltre stato deciso di aumentare di 2,1 miliardi di euro il pagamento dei debiti in conto capitale. Oggi è arrivato il documento ministeriale con il riparto degli spazi finanziari: per il nostro Comune il beneficio è pari a 2.635.000 euro.
Si tratta di una bella e buona notizia. Ho spesso denunciato su questo blog il momento di difficoltà che i Comuni stanno vivendo con le relative cause e la necessità di porre mano ad interventi risolutivi. Questa decisione del Governo – voluta e costruita dal Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Locali Graziano Delrio e supportata da numerosi parlamentari che si sono attivati con opportuni emendamenti per modificare il Decreto Legge 35 in un senso maggiormente favorevole ai Comuni – non è ancora la soluzione dei problemi delle Amministrazioni locali, ma certamente rappresenta un primo importante segnale di comprensione e attenzione da parte dello Stato, che ha destinato significative risorse non solo per pagare debiti pregressi verso le aziende, ma anche per consentire ai Comuni di non peggiorare ulteriormente una situazione che era divenuta insostenibile. Con questo provvedimento è come se venisse annullato l’obbligo di miglioramento del saldo di patto di stabilità che ad inizio anno aveva colpito come un’accetta le possibilità di investimento, mettendo in crisi i Comuni italiani. Ora, con questa sorta di “reset”, possiamo realizzare qualche investimento (non molto in verità, ma meglio che niente), anche se oltre un terzo dell’anno finanziario se ne è già andato.
Sia chiaro: non si tratta dell’eliminazione o dell’addolcimento del patto di stabilità, ma di un provvedimento che pone i Comuni in una condizione meno drammatica di quella che sino a ieri vivevamo. In particolare questo provvedimento consentirà a molte Amministrazioni – tra cui la nostra – di non dover sforare il patto di stabilità per il 2012; le condizioni nelle quali eravamo sino a ieri chiamati ad operare, infatti, non avrebbero potuto impedire lo sforamento del patto se non bloccando completamente nella seconda metà dell’anno gli investimenti e parte della spesa corrente.
È un passo avanti rispetto all’abbandono totale al quale sembravamo destinati come Amministratori locali. Ora è necessario che Governo e Parlamento si concentrino sul tema dell’IMU (e delle risorse da assegnare ai Comuni per tutelare e garantire la loro autonomia) e su come modificare il patto di stabilità interno, vera chiave per consentire agli Enti Locali di riprendere a fare investimenti. Ricordo che in Italia il 60% degli investimenti vengono realizzati da Comuni e Provincie e che permettere a questi Enti di tornare a spendere (soprattutto quelli che i soldi li hanno già in cassa) consentirebbe di contribuire al rilancio dell’economia nazionale e di dare migliori risposte ai cittadini.
Sulla questione IMU ho già espresso su questo blog le mie preoccupazioni.
In questi giorni mi è stato chiesto da più parti di intervenire nuovamente per rappresentare i rischi che corrono i Comuni – e quindi i cittadini – se l’operazione di sospensione del pagamento della rata di giugno dell’IMU sulla prima casa verrà portata in porto come viene detto e nelle modalità che vengono vociferate.
Al link trovate il pezzo che ho scritto per ArcipelagoMilano.org (seguitissimo settimanale milanese online di politica e cultura, diretto da Luca Beltrami Gadola) dal titolo “IMU: mettere i cittadini contro la loro città“, mentre qui sotto riporto il pezzo scritto per la newsletter in PDF “Il Sicomoro” (curata da Paolo Danuvola) dal titolo “Meno IMU o più servizi?“:
Il Premier Letta nel suo discorso per la fiducia alla Camera ha pronunciato parole preoccupanti per i Sindaci: “bisogna superare l’attuale sistema di tassazione della prima casa: intanto con lo stop ai pagamenti di giugno”.
Sia chiaro: i Sindaci sono d’accordo con quanto sostenuto da Letta e cioè che sull’IMU sia necessario “dare il tempo a Governo e Parlamento di elaborare insieme e applicare rapidamente una riforma complessiva che dia ossigeno alle famiglie, soprattutto quelle meno abbienti”. Ma proprio per questa ragione non si comprende la fretta di dover annunciare una decisione che rischia di creare grandi difficoltà all’azione dei Comuni (in aggiunta a quelle già subite).
Infatti, se non entrasse nelle casse dei Comuni la rata di giugno dell’IMU sulla prima casa e non ci fosse certezza di risorse alternative, i bilanci comunali sarebbero in sofferenza e si dovrebbero tagliare i servizi.
I Comuni stanno faticosamente elaborando i loro bilanci e chi l’ha già fatto ha spesso deciso – a malincuore – di innalzare le aliquote dell’IMU per quadrare i conti. Affinché il Governo attui il proponimento annunciato da Letta in Parlamento, o trova risorse alternative all’imposta sulla prima casa o i Sindaci non saranno più in grado di garantire i servizi.
Nel caso in cui il Governo trovasse risorse aggiuntive a quelle generate dal pagamento della rata di giungo dell’IMU sulla prima casa, si porrebbe un altro quesito: quali risorse verrebbero assegnate ai Comuni in alternativa all’incasso di giungo? Quelle calcolate sulla base dell’aliquota minima decisa lo scorso anno dallo Stato? O quelle pari agli aumenti decisi da numerosi Comuni per far fronte alle proprie esigenze? Già, perché sono tantissimi i Comuni italiani che hanno deciso, lo scorso anno o quest’anno, di aumentare l’aliquota IMU prima casa per far fronte alle necessità di bilancio e non dover tagliare i servizi. I bilanci di questi Comuni stanno in piedi grazie a quelle risorse aggiuntive; se queste mancassero sarebbero inevitabili pensanti tagli ai servizi.
Lo Stato, qualora decidesse di eliminare l’IMU sulla prima casa, potrebbe scegliere due strade per non mettere in crisi i Comuni: sostituire quelle risorse con trasferimenti statali oppure dare vita ad una nuova imposta che generi pari gettito. Ma se si tornasse ai trasferimenti statali (dopo che dal 2013 questi sono stati completamente eliminati) lo Stato dovrebbe cercare risorse da garantire non una tantum nel 2013, bensì ogni singolo anno. E se lo Stato decidesse invece di dar vita ad un nuovo tributo (legato agli immobili o ad altro), la scelta apparirebbe come una grossa presa in giro, poiché alla fine, dopo molto rumore, per i cittadini con cambierebbe nulla, se non il nome della tassa da pagare.
Chi fa l’Amministratore locale ha (purtroppo) spesso l’evidenza che chi redige le norme (e chi le vota) non si renda conto di quali reali effetti esse generino e di quale dispendio di energie e risorse – economiche e non – comporti il continuo susseguirsi di cambi nelle norme e nelle strategie (4 cambi di norme sull’IMU in 2 anni). Ora Governo e maggioranza si fermino, perché serve un po’ di serietà e responsabilità; serve il tempo di elaborare una proposta meditata. La presenza di Graziano Delrio nel Governo è per noi Sindaci la garanzia che non si compiano più gli errori del passato: sono certo che il Ministro degli Affari Regionali non potrà avallare norme e scelte che vadano a detrimento del sistema dei Comuni e in ultima istanza degli interessi dei cittadini.
Un anno fa, il 7 maggio 2012, si chiudevano le urne del primo turno elettorale per l’elezioni del Sindaco e del Consiglio comunale di Cernusco sul Naviglio e nel pomeriggio, dai primi dati dello spoglio, fu subito chiaro che avremmo (stra)vinto le elezioni: con il 54,42% fummo riconfermati alla guida della città.
Un giornata ed una serata di gioia e di festa, che il bel video di Ugo (qui sotto) permette di ricordare.
Un risultato straordinario, che ci ha permesso – il giorno dopo – di riprendere il cammino quotidiano, amministrando la città secondo gli impegni presi con gli elettori.
Quello che ci lasciamo alle spalle è stato un anno denso e complesso, dove le difficoltà dettate dalle scelte fatte a livello nazionale hanno sempre più creato problemi ai Comuni e quindi anche alla nostra azione. Ma proseguiamo tenaci e con passione, consapevoli della fiducia e della responsabilità che moltissimi cittadini ci hanno affidato di nuovo; i risultati non mancano e abbiamo davanti a noi ancora molto tempo per completare il progetto che abbiamo proposto alla città e che siamo impegnati ad attuare. Tra pochi giorni, in un’assemblea pubblica, ne daremo conto.
È in distribuzione il numero di maggio del periodico comunale “Fuori dal Comune“. Qui di seguito il mio editoriale, dedicato alle scelte difficili che si compiono in questi tempi duri anche per i Comuni e ai segni positivi e di speranza che comunque si colgono nell’amministrare la città.
Come in una famiglia anche la nostra comunità cittadina vive momenti di gioia e situazioni di criticità: in questi giorni si mescolano traguardi frutto di lungo lavoro, scelte difficili da compiere, percorsi con nuovi ambiziosi obiettivi. Qui di seguito spiego a cosa mi riferisco.
Finalmente ci siamo: sabato 1° giugno, alle ore 11, verrà inaugurata la Nuova Filanda. Siete già da ora tutti invitati a partecipare al taglio del nastro, per scoprire gli ambienti – che già avete visto durante la Fiera di San Giuseppe – finalmente arredati e sistemati per l’uso che abbiamo scelto: gli spazi per gli anziani, quelli per i bambini e le famiglie, il bar-ristorante di fronte al riqualificato parco Trabattoni. I gestori della Nuova Filanda ci accompagneranno nella visita della rinnovata struttura industriale di fine ‘800, che tornerà ad essere il cuore pulsante della città. La giornata di festa sarà animata da numerosi appuntamenti che potrete scoprire a pag. 18-19 del nostro periodico.
Questa nota decisamente positiva per la città fa da contraltare alla difficile condizione nella quale siamo chiamati ad operare: come noto a tutti, i Comuni italiani sono da tempo costretti ad operare con sempre meno risorse e – per via dei vincoli del Patto di Stabilità Interno – non potendo spendere tutte le risorse che hanno a disposizione. Il 18 aprile il Consiglio comunale ha approvato il bilancio per l’anno 2013. Non è senza rabbia e dolore che ho sottoposto al vaglio e al voto del Consiglio comunale il documento contabile, poiché le condizioni nelle quali lo Stato ci ha posto ad operare non ci hanno consentito di elaborare soluzioni con quella autonomia e libertà che avremmo voluto e che la Costituzione della Repubblica italiana riconosce, pur venendo disattesa da troppo tempo. Il bilancio di questo anno vede l’azzeramento totale dei trasferimenti da parte dello Stato e – per la prima volta, quasi si trattasse di un “federalismo al contrario” – il nostro Comune trasferirà allo Stato una parte delle risorse disponibili. Lo sforzo condotto è stato quello di costruire un bilancio che consentisse di garantire il livello di servizi erogati alla nostra comunità pari a quello del 2012, che ha certamente rappresentato lo standard più ridotto degli ultimi anni. Per poter garantire ciò, non avendo più margini di manovra su tagli alla spesa e contenimento di costi, se non in misura decisamente limitata, l’Amministrazione comunale si è vista costretta a fare ricorso alla leva fiscale ritoccando al rialzo l’IMU (sia per la prima casa che le seconde case e attività produttive), per poter recuperare le risorse necessarie a sostenere il livello di servizi offerti; risorse che non avremmo voluto chiedere ai cittadini contribuenti se lo Stato – pur azzerando i trasferimenti – avesse lasciato al nostro Comune tutte le risorse che sul nostro territorio si generano. Nelle pagine seguente troverete maggiori dettagli sul bilancio di questo anno e sulle variazioni legate all’IMU.
Nonostante queste grandi difficoltà noi continuiamo ad amministrare al città impegnandoci con tutte le nostre energie e la nostra passione, nel tentativo di migliorare la qualità della vita di ciascuno di noi e delle nostre famiglie. È l’intento anche della campagna tesa a ottimizzare la raccolta differenziata: far diminuire i costi della gestione della spazzatura, far diminuire la tassa rifiuti, far aumentare i benefici per l’ambiente e migliorare la qualità complessiva del servizio. Di tutte queste novità se ne parla nel “primo piano” a pagina 4-5.
Il momento è difficile per molti cittadini: il nostro impegno è quello di accompagnare la nostra comunità perché ciascuno non si senta solo. Non è un servizio facile quello che svolgiamo, soprattutto oggi: speriamo sentiate vicino il nostro impegno.
I giornali di oggi aprono quasi tutti con la notizia che a giugno non si pagherà la prima rata dell’IMU…
Ma i bilanci dei Comuni?
Non si può scherzare su questo tema: se non entra la rata di giugno e non c’è certezza di risorse alternative, i bilanci comunali verranno “bloccati” e si dovranno tagliare i servizi.
Spero che non ci sia il baratto tra allentamento del patto di stabilità (sacrosanto e attesissimo) e taglio dell’IMU, perchè non avrebbe alcun senso per la vita e l’attività delle Amministrazioni locali.
I Comuni non grandi non potrebbero sopportare un taglio così pesante e collasserebbero (e forse anche quelli di grandi dimensioni, già in difficoltà…). Per altro le risorse alternative all’IMU che il Governo dovrebbe reperire non sarebbero una tantum, ma andrebero garantite ogni anno.
Tra ieri e oggi mi hanno contattato diversi Amministratori locali preoccupati di quanto sentito dire sul tema alla Camera dal Premier Enrico Letta, nel corso del suo discorso sulla fiducia.
Mi auguro che la presenza di Graziano Delrio nel Governo basti per evitare ulteriori danni e guai ai Comuni.
Ora serve un po’ di serietà. E quindi di rensponsabilità.
Da oggi pomeriggio il centro anziani della Nuova Filanda ha aperto i battenti. Comincia così l’attività nei nuovi a ampi spazi ricavati nel vecchio setificio dell’Ottocento: un momento atteso da lungo tempo, che finalmente è arrivato!
Oggi pomeriggio ho fatto un breve giro per salutare quanti già stanno fruendo della nuova struttura (la foto qui a lato mostra l’interno affollato) e vedere come procedono gli allestimenti degli arredi del bar-ristorante.
Tra un mese, il 1° giugno, l’inaugurazione ufficiale di tutto il rinnovato edificio, compresi gli spazi per i bambini e la famiglia e il bar-ristorante.
L’Italia ha atteso anche troppo per avere il nuovo Governo. Ora all’opera. L’azione dell’esecutivo la si giudicherà dai fatti, non dai nomi dei Ministri. Auguro al Governo Letta di saper lavorare efficacemente per il bene del Paese, superando ideologie, steccati, incrostazioni.
Mi permetto due sottolineature su due dei nuovi Ministri.
Sono felice per la nomina di Graziano Delrio a Ministro degli Affari Regiobali nel Governo Letta. Sono certo che l’esperienza di Sindaco e di Presidente nazionale dell’ANCI gli permetterà di operare nella direzione che da tempo i Comuni chiedono: ritorno all’autonomia, profonda revisione del patto di stabilità, superamento dei tagli lineari. Il programma di riforma già c’è: è quelli che i Sindaci hanno voluto e condiviso con ANCI, ma che finora è rimasto inascoltato dai Governi succedutisi. Ora – spero in breve tempo – la possibilità di far tornare i Comuni protagonisti dello sviluppo del Paese, ridare vita alle nostre comunità, dare maggiore senso alla responsabilità degli Amministratori locali.
Bella, davvero bella, la nomina di Cécile Kyenge a Ministro dell’integrazione nel Governo Letta. Un grande segno di cambiamento e di speranza. Ora si faccia presto una nuova legge che consenta ai figli di stranieri nati in italia di essere cittadini italiani.
Questa mattina si sono tenute anche nella nostra città le celebrazioni per il 68° anniversario della Liberazione.
Come tradizione, dopo la messa si è tenuto il corteo, quest’anno con una innovazione: una significativa sosta davanti a palazzo Tizzoni in piazza Matteotti, il luogo dove il 26 aprile 1945 anche Cernusco venne liberata dai nazi-fascisti, asserragliati nel loro quartiere generale allora ospitato nello storico palazzo. A seguire la posa della corona d’alloro al momunento ai caduti, e quindi - al cippo di viale Assunta che ricorda l’eccidio fascista nel quale vennero uccisi i partigiani cernuschesi Cesare Riboldi e Luigi Matavelli – si sono tenuti i discorsi ufficiali: quelo del Presidente dell’ANPI locale Danilo Radaelli (incentrato sui temi della bellezza e della cultura a partire dall’art.9 della Costituzione), e quello del sottoscritto. Di rilievo il fatto che la Presidente della Camera dei Deputati, on. Laura Boldrini, abbia inviato all’ANPI locale un suo messaggio per la nostra celerazione, parole lette da Radaelli: un’attenzionzione che ci fa onore.
Qui di seguito il testo del discorso che ho tenuto, quest’anno dedicato ai giovani, di allora e di oggi (in fondo al discorso c’è un bel video sul corteo del 25 Aprile di questo anno, filmato e montato da Emilio Corbari e aggiunto a questo post il 10 maggio 2013):
Autorità civili e militari, Associazioni partigiane, combattentistiche e d’arma, concittadini;
Settant’anni fa prendeva avvio il movimento della Resistenza, la lotta partigiana che portò, il 25 aprile del 1945, alla liberazione dell’Italia dalla dittatura nazi-fascista e aprì le porte alla democrazia.
Fin dalla sera dell’8 settembre 1943, poche ore dopo la comunicazione radiofonica del maresciallo Badoglio sull’armistizio, Ivanoe Bonomi, Alessandro Casati, Alcide De Gasperi, Mauro Scoccimarro, Pietro Nenni e Ugo La Malfa si riunirono a Roma, in rappresentanza di sei partiti antifascisti usciti dalla clandestinità a seguito del crollo del regime dopo il 25 luglio (Partito Comunista Italiano, Democrazia Cristiana, Partito d’Azione, Partito liberale italiano, Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria e Partito Democratico del Lavoro) e costituirono il primo “Comitato di Liberazione Nazionale” (CLN), struttura politico-militare che per tutto il periodo della guerra di Liberazione avrebbe caratterizzato la Resistenza italiana contro l’occupazione tedesca e le forze collaborazioniste fasciste della Repubblica di Salò.
Già l’indomani mattina Nenni ebbe un primo contatto telefonico con altri esponenti politici a Milano dove venne a sua volta costituito un altro Comitato di Liberazione Nazionale che più tardi sarebbe diventato il coordinatore della guerra partigiana al nord con il nome di Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI).
Entro l’11 settembre la struttura dei CLN era costituita e i comitati passarono rapidamente alla lotta armata ed alla clandestinità di fronte al rafforzarsi del potere politico militare delle forze tedesche e del nuovo Stato repubblicano fascista.
La Resistenza portò al sacrificio di circa 45.000 partigiani: vite “gettate sul rogo” per ottenere la liberazione dell’Italia.
La lotta di Liberazione toccò tutti, senza distinzione di classe sociale o di condizione economica: militari e civili; professionisti come intellettuali, operai come contadini. La Resistenza toccò, come molte altre, anche la nostra città e i nostri cittadini seppero dare il loro contributo in modo esemplare. Continua a leggere 25 Aprile 2013, il mio discorso commemorativo
“La politica è un po’ come la vita; ci sono giornate (e periodi) bui e tempestosi e poi, d’improvviso, il giorno dopo soffia un vento che fa tornare il sereno. A volte spunta pure l’arcobaleno, segno di speranza. ”
Le cose nella giornata sono andate in maniera profondamente e drammaticamente diversa. Altro che arcobaleno… Non c’è dubbio che il PD abbia toccato il punto più basso e vergognoso della sua pur breve storia; non c’è dubbio che le istituzione del Paese siano state follemente sottoposte ad uno stress insensato; non c’è dubbio che si siano dati ai cittadini altri velenosi argomenti e ragioni per allontanarsi ancora di più dalla politica. Ce n’è abbastanza per dover chiedere scusa agli italiani.
Io però continuo a pensare che la politica sia davvero come la vita: finché non muori devi sempre avere la speranza di rialzarti, anche dalle più rovinose cadute; se poi hai la fortuna di trovare qualcuno che ti aiuta a rialzarti, allora è anche più bello. E continuo a pensare (anche se qualcuno mi darà del pazzo…) che la politica è una cosa bella, che è l’unico strumento che abbiamo per costruire un futuro diverso e migliore, è l’unico strumento per costruire un futuro di speranza per i nostri figli e per chi verrà dopo di noi. La politica non è cattiva in sé: prende le forme e le sembianze delle persone che di volta in volta la incarnano. Oggi ci sono in giro troppe persone inadeguate, gente vigliacca: ma io conosco un sacco di uomini e donne, a tutti i livelli, davvero eccezionali! E sono molti di più di 101 traditori o di molti altri inadeguati. Non avrei speranza che si possa migliorare se non avessi in mente tutti questi buoni esempi.
Io la voglia di lavorare per questo Paese – nonostante tutto – non l’ho persa e so che come me, ad ogni livello (anche i più alti), ci sono ancora tante persone appassionate di politica, con grande senso di responsabilità, fiducia nel futuro, desiderose di potersi mettere al servizio di altri. Ci rialzeremo, insieme; ne sono certo. Come è accaduto tante volte nella vita mia e di molti altri.
Comunque la si pensi politicamente, c’è un dato – incontrovertibile – che sta segnando profondamente la vita politica italiana e del PD in particolare. Le primarie parlamentari tenute a fine 2012, pur con tutte le loro criticità legate alla data scelta e al poco tempo utile, hanno consentito di far eleggere in Parlamento personalità espressione dei territori, con i quali sono rimaste e restano in contatto, sapendo meglio leggere la realtà attuale.
Me ne sono già reso conto a proposito del Decreto Legge “sblocca debiti” della Pubblica Amministrazione e dell’attenzione che Sindaci ed amministratori locali hanno ricevuto dai parlamentari eletti; anche in questa concitata elezione del Presidente della Repubblica sta emergendo l’importanza della presenza di Deputati e Senatori – spesso giovani – che portano a Roma la voce dei territori.
Questa è la base giusta per ricostruire la politica e cambiare in meglio il PD.
Lo sostengo da tempo: senza un reale collegamento tra gli eletti e il territorio la politica perde – come ha perso – di senso e di significato, scordandosi che è il processo democratico che sta alla base dell’azione politica. Ora, faticosamente, abbiamo cominciato a ricostruire questo imprescindibile elemento.
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